Vittorio mi scrive

“Gli amici veri sono come i grandi alberi nel bosco. Crescono impercettibilmente nel tempo, parlano ed ascoltano solo nel vento. Conosco Mario Termini da quando avevo undici anni, dalla prima media; era il mio professore di Educazione Artistica. Più tardi, nell’adolescenza è stato mio maestro d’arte. Ancora più tardi nell’età matura, mio mentore. Tutte le parole che ho scritto all’indirizzo della sua opera scultorea sono intrise di quella rara essenza che è l’amicizia la quale come tra gli alberi soffia, ora lieve ora impetuosa sempre e comunque costante.

Vengono giorni in cui la malattia ci scuote di dentro ed il camminare si fa subito incerto, come sul bagnato. Giorni d’attesa, fatali in ogni caso, sempre. Tutto sembra paralizzato dai ricordi per un verso, dall’incertezza futura per l’altro. E sono proprio i ricordi a soccorrerci mentre ci muoviamo sanguinolenti senza una meta, un luogo dove riparare in fretta prima che ritornino i marosi.

Ecco, la parola rimane accostata, e mai prima d’allora ti accorgesti di quanta cura abbisognava  la casa: le pareti ingialliscono, le imposte si piegano di lato e tutto, proprio tutto esige la tua presenza, la mano attenta e premurosa di chi sa trattarsi di proprie ossa, denti, pelle, destino.

Così scrivo, quando vorrei vederti e poter essere ancora un poco allievo, come quando mi imbiancavo d’inverno nel laboratorio di casa tua alle prese di resine e gesso.

Ogni volta che una persona mi volta le spalle e mi tradisce, penso che c’è gente come te che mi ha visto crescere  cercando di insegnarmi qualcosa. Che non esitò sulla soglia ma volle entrare, ed ora siede fra le mie cose. Un amico non un censore. Ora che hai più capelli bianchi in testa, le tue parole, che solo  per me ebbero senso, mi confortano ancora quando la solitudine – non di gente si intende, ma di idee – mi prende.

Oggi son più adulto. Di te diranno che ti sei invecchiato, e ognuno guarderà irridente il nostro intenderci all’istante; questo nostro cercarci di tanto in tanto come vecchi compagni di avventure mai vissute insieme.

E’ il destino dell’angelo che ci rende soli. Pure felici talvolta, ma profondamente inquieti; come quel Don Chisciotte – magnifico Cervantes – con picca e ronzinante, scagliatosi all’attacco dei mulini a vento, unici testimoni di un’indicibile presenza. Sono felice della nostra amicizia.”

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MARIO TERMINI
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